Un comico dice che, non i partiti ma "questi" partiti, sono finiti, non la politica ma, "questa politica" è finita ed ecco si risveglia il gene della demonizzazione. Eppure le persone hanno risposto. La politica, questa politica cui si accosta qualcosa che ambirebbe chiamarsi scienza della politica è, rispetto alle altre scienze, quasi improduttiva, le altre scienze, tutte, negli ultimi due secoli hanno fatto passi in avanti enormi, la politica è rimasta pressoché invariata. “I modi di raccolta e gestione del consenso, i sistemi elettorali, i metodi di costruzione delle decisioni politiche, non sono tanto diversi da quelli usati dalle democrazie occidentali, da Lincoln a Giolitti. La politica, cioè il modo con cui gli uomini organizzano la convivenza collettiva, sembra il comparto della civilizzazione umana meno toccato dai cambiamenti prodotti dalla macchina a vapore, l'aeroplano, la televisione, le tecnologie informatiche" (PsiPol). Ora, dal mio punto di vista, senza scendere in cretinate di basso livello e che non fanno onore all'intelligenza per cui si appellano i dissensi come fascisti o comunisti a seconda delle convenienze, direi di assumere il comico nella sua veste reale,quella di Animatore. Il comico ha avuto il merito di mettere in forse le certezze su cui basavano e basano il controllo gli apparati del potere burocorporativo che è per definizione conservatore, sia che si dica di destra o di sinistra e controlla tutto ciò che può essere prevedibile. Grillo è imprevedibile così come imprevedibile è il fenomeno che gli si accosta. Questo spaventa tanto. Un comico mette in crisi un sistema e la crisi è il presupposto ideale per iniziare un cambiamento. Ora però sta a noi cittadini trovare nuove forme di organizzazione, nuove modalità di ricerca del consenso ma, solo chi osa può. La visione laica del Riformismo, mi spinge a parlare di Riformismi. I riformismi devono poter saper attuare una nuova fase politica e non è detta essa debba passare per delle liste civiche che per l’esoticismo paiono attirare nel solo evocarle i consensi delle masse, poichè comunque esse dovranno condurre lo stesso logoro gioco nel solito vetusto scacchiere, pur con una casacca un po’ differente.

E' quindi sul modo di ricerca del consenso che occorre porre l'indice per costruire l'incipit che dia valore ad un tipo di riformismo che riesca ad esaltare le voci dei meno visibili e, anche per questo, dei meno ascoltati. Costruire forme partitiche che riescano ad ingabbiare percentuali di persone candidabili in base alle condizioni in cui versano ed al loro bagaglio esperienziale (es. 5% licenziati, 5% interinali, 5% cassintegrati, 5% precari, 5% disabili, 5%meno abbienti ..et cetera). Queste poi verranno sponsorizzate e sostenute dalle varie forme partitiche che le sostengono. In questo io direi di osare ed iniziare una reale riforma ed in questo io vedo partir male il PD, liste bloccate e candidature calate dall'alto delle oligarchie. Ciò detto la mia è una delle tante visioni che gradirei portare su di un tavolo negoziale e la proposta metodologica di costruzione di queste nuove forme viene suggerita come “Quote multicolore”, come ebbi a dire, in un clima che ha visto ispirare le cosiddette “Quote rosa”.

Mirco Marchetti


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